TEATRO ARCIMBOLDI
La stagione
Prosa 

"Father and son" con Claudio Bisio



Father and son racconta il rapporto padre/figlio radiografato senza pudori e con un linguaggio in continua oscillazione tra l’ironico e il doloroso, tra il comico e il tragico. È una riflessione sul nostro tempo inceppato e sul futuro dei nostri figli, sui concetti – entrambi consumatissimi – di libertà e di autorità, che rivela in filigrana una società spaesata e in metamorfosi, ridicola e zoppa, verbosa e inadeguata.

NOTE

Una società di “dopopadri”, educatori inconcludenti e nevrotici, e di figli che preferiscono nascondersi nelle proprie felpe, sprofondare nei propri divani, circondati e protetti dalle loro protesi tecnologiche, rifiutando o disprezzando il confronto. Da questa assenza di rapporto nasce un racconto beffardo e tenerissimo, un monologo interiore (ovviamente del padre, verboso e invadente quanto il figlio è muto e assente) a tratti spudoratamente sincero. La forza satirica di Serra si alterna a momenti lirici e struggenti, con la musica in continuo dialogo con le parole. La società dalla quale i ragazzi si defilano è disegnata con spietatezza e cinismo: ogni volta che la evoca, il padre si rende conto di offrire al figlio un ulteriore alibi per la fuga.

È una società ritorta su se stessa, ormai quasi deforme, dove non è chiaro se i vecchi lavorano come ossessi pur di non cedere il passo ai giovani o se i giovani si sdraiano perché è più confortevole che i vecchi provvedano a loro. In Father and son inventiva sfrenata, comicità, brutalità, moralità sono gli ingredienti di un irresistibile soliloquio che permettono a Claudio Bisio, al suo attesissimo ritorno sulla scena, di confrontarsi con un testo di grande forza emotiva e teatrale, comica ed etica al tempo stesso. Annoto con zelo scientifico, e nessun ricamo letterario: sei sdraiato sul divano, immerso in un accrocco spiegazzato di cuscini e briciole, il computer acceso appoggiato sulla pancia. Con la mano destra digiti qualcosa sull’I-Phone. La sinistra regge con due dita un lacero testo di chimica.
Tra lo schienale e i cuscini vedo l’avanzo di uno dei tuoi alimenti preferiti: un wurstel crudo. La televisione è accesa, a volume altissimo, su una serie americana nella quale due fratelli obesi, con un lessico rudimentale, spiegano come si bonifica una villetta dai ratti. Alle orecchie hai le cuffiette collegate all’iPod: è possibile, dunque, che tu stia anche ascoltando musica. Non essendo quadrumane, purtroppo non sei ancora in grado di utilizzare i piedi per altre connessioni; ma si capisce che le tue enormi estremità, abbandonate sul bracciolo, sono un evidente banco di prova per un tuo coetaneo californiano che troverà il modo di trasformare i tuoi alluci in antenne, diventando lui miliardario, e tu uno dei suoi milioni di cavie solventi… Ti guardo, stupefatto. Tu mi guardi, stupefatto della mia stupefazione, e commenti: “È l’evoluzione della specie”. Penso che tu abbia ragione. Ma di quale specie, al momento, non ci è dato sapere. da Father and son di Michele Serra

 

PADRE Non è il momento di fare cambiamenti, rilassati, prenditela comoda. Sei ancora giovane, hai ancora così tanto da conoscere. Trovati una ragazza, sistemati. Guarda me, sono vecchio, però sono felice. Un tempo ero come sei tu ora, e so che non è facile stare calmo quando trovi qualcosa per cui valga la pena di andare. Ma prenditi il tuo tempo, pensa a tutto quel che hai. Domani tu sarai ancora qui, ma i tuoi sogni potrebbero non esserci.

 

FIGLIO Come posso provare a spiegargli? Quando lo faccio, lui si gira dall’altra parte. È sempre la solita vecchia storia: da quando ho potuto parlare, mi è stato ordinato di ascoltare. Ma ora vedo la mia via, e so che devo andare. Ho pianto tante volte, nascondendo tutto ciò che avevo dentro. Il problema è che tu non mi conosci. Ma ora c’è una nuova via e io so che devo andare.

da Father and son di Cat Stevens

 

 

1 x 1, 2 x 2 e qualche volta 3 (o più)

Si fa presto a dire star. In pochi personaggi dello spettacolo italiano come i protagonisti della rassegna Perfetti Sconosciuti possono vantarsi di aver rappresentato la transizione, nel bene o nel male, tra i diversi mezzi espressivi prima e dopo lo scoccare del millennio. Un’occasione rara, questa offerta dal Teatro degli Arcimboldi, di verificare il traguardo odierno di carriere che lontane tra loro si sono sperimentate tra teatro, cinema e schermo televisivo e non solo nella recitazione, nell’one-person show e nella commedia musicale, ma anche nel canto e nella produzione discografica. Siamo di fronte all’opportunità di confrontare – e nel contempo di apprezzare – vocalità, intonazioni, modalità espressive diverse tra loro, ma accomunate da esperienze comuni. Non Claudia Cardinale opposta a Claudio Bisio o Neri Marcorè in antitesi a Ottavia Fusco, ma tessere l’una accanto all’altra a disegnare il ritratto di quel nostro spettacolo (esiste, esiste!) che riesce a tener uniti intrattenimento, impegno, cultura e comicità. Non è difficile, ma può diventare divertente, individuare qui i loro parallelismi e nel contempo i divari.

 

Procediamo per capitoli: 1) lo spettacolo solitario; 2) il teatro comico (e quello serio); 3) il cinema; 4) la discografia.

 

1. Sia Bisio che Marcorè sono partiti da esperienze teatrali di area cabarettistica, il primo forte del diploma alla civica milanese di teatro, l’altro quasi un autodidatta che andava a impadronirsi dei segreti della recitazione nelle sale di doppiaggio. Agli inizi di entrambi i curricula troviamo una lunga serie spettacoli satirici in solitaria davanti a un pubblico di provincia o di vacanzieri, duro da conquistare e non sempre davvero interessato alle loro performance. Ma il talento che vince sempre ha portati ambedue al successo, tanto sul grande schermo (Claudio star di Mediterraneo e Benvenuti al Sud, Neri protagonista di Il cuore altrove e di Smetto quando voglio), ma anche sul monitor televisivo (Bisio recordman in Zelig e in Italia’s Got Talent, Marcorè prima attrazione in Ciro e in Tutti pazzi per amore). Con curiosi punti di sutura tra le loro carriere come la collaborazione con la Banda Osiris che per Bisio ha suonato in Cielito lindo e che ha accompagnato il secondo in Beatles Submarine, per non dire del comune approdo al Teatro dell’Archivolto di Genova. Canzoni, musica e pagine di importanti autori italiani e stranieri sono state qui ricucite per loro e sulle loro specifiche capacità dal regista Giorgio Gallione nella forma di un one-man show letterario di nuova generazione affine al teatro-canzone, in una drammaturgia del tutto originale. Proprio come ancora accade per Bisio che dopo i vari capitoli del Malaussène di Daniel Pennac approda oggi diretto da Gallione in Father and Son alla satira di Michele Serra e alle note di Cat Stevens, mentre nello spettacolo Quello che non ho Neri fonde le canzoni di De Andrè con le critiche parole luterane di Pasolini. Oggi che tale coppia di spettacoli arriva in stagione all’Arcimboldi assistiamo dunque quasi a una personale del trio Gallione-Bisio-Marcorè, o piuttosto la si può considerare semplicemente un omaggio alla collaborazione tra i tre.

 

2. A legare i magnifici tre in un comune denominatore professionale c’è indubitabilmente il cinema d’autore, quello con la maiuscola. E se davanti al nome della Cardinale tutti possono solo tacere (solo i grandi maestri l’hanno voluta nelle loro opere: Visconti, Herzog, Leone, de Oliveira… Claudia non ha fatto il cinema è il cinema) anche le altre star sul palco dell’Arcimboldi possono rivendicare un ruolo di assoluto rilievo nella nostra variegata cinematografia nazionale. Oltre ai titoli già citati, Marcorè può vantare i film girati con Avati e Virzì mentre Bisio può attribuirsi la partecipazione a pellicole di Risi e Monicelli… scusate se è poco!

 

3. Anche il palcoscenico, come si è visto, accomuna il nostro tris d’assi, e non solo quello di interpreti solisti. Qualsiasi biografia reperibile in rete riporta i titoli degli spettacoli di Bisio diretto da Salvatores nella compagnia del Teatro dell’Elfo o attesta che Neri Marcorè era presente nella Finta ammalata di Goldoni e nel musical Snoopy all’Orologio di Roma. Esperienze differenti in cui gli interpreti si sono sperimentati e hanno appreso gli strumenti del teatro drammatico, del comico, del grottesco, della musica in interazione con la parola recitata e cantata. Se oggi possono passare da un genere all’altro con la massima facilità lo devono a un percorso davvero raro nel panorama del nostro teatro, che li ha resi figure del tutto singolari e inimitabili. Sintomatica del resto è anche l’esperienza della Cardinale quando con più di cinque decenni sulle spalle scoprì per la prima volta il piacere del palco dal vivo nel classico cinquecentesco della Venexiana per poi sperimentarsi in seguito addirittura col Pirandello di Come tu mi vuoi e con Lo zoo di vetro di Williams. Quante altre star internazionali al suo livello avrebbero rischiato altrettanto, mettendo in gioco la propria fama e popolarità? Oggi Claudia si confronta con la nuova sfida di vincere anche nella commedia comica, quella difficilissima di Neil Simon in cui tutto è affidato alle sfumature del tono della voce e ai tempi di recitazione: ma una ragione c’è di certo se il regista Pasquale Squitieri suo compagno di una vita aveva progettato per lei questa Strana coppia tutta al femminile, mettendola per di più a confronto diretto con la sua presunta rivale in amore.

 

4. Alzi la mano chi sapeva che le nostre stelle dell’Arcimboldi hanno all’attivo notevoli successi personali in campo discografico. Non è certo una scoperta, ma non sono in molti a ricordare che la Cardinale è stata a lungo in classifica coi 45 giri Popsy Pop’s e Love Affair. Ma in quanti rammentano la partecipazione di Marcorè all’album Sale di Sicilia di Edoardo De Angelis? E se certo è più facile ricordare per chi ha vissuto gli anni ’90 il tormentone estivo del Rapput di Bisio, solo gli addetti ai lavori sono in grado di elencare per intero la discografia della Fusco, un nutrito elenco che comprende sia album che singoli (e a tal proposito come non ricordare lo scandalo dell’esclusione della finale di San Remo della canzone Habanero su testo di Edoardo Sanguineti?). Se al termine di questa veloce analisi non fossimo dunque convinti che il termine STAR sia adatto a personaggi come costoro non resta che verificare di persona. I loro spettacoli all’Arcimboldi, che fondono le caratteristiche dei concetti di Aristocrazia e Popolarità, possono essere un test davvero definitivo. Da Perfetti Sconosciuti a Consapevolmente noti.

 

Sandro Avanzo

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