TEATRO ARCIMBOLDI
La stagione
Danza 

Carolyn Carlson Company "Now"



NOW


La Carolyn Carlson Company è un alveare, uno spazio di creatività e libertà all’interno del quale gesto e pensiero poetico si intrecciano

PROGRAMMA

Da un'ntervista a Carolyn Carlson a proposito di Now:


Quali sono stati i punti di riferimento e le fonti d’ispirazione per questa nuova creazione?
Mi sono ispirata a vari scrittori che trattano nelle loro opere del momento presente. Ne La Poétique de l’espace, Gaston Bachelard evoca la progressione dell’intimità verso l’immensità, il modo in cui il microcosmo diventa macrocosmo. Oggi viviamo nel nostro spazio individuale ma non possiamo dimenticare che facciamo parte della Natura che fa a sua volta parte del cosmo. In Now, voglio parlare proprio di queste diverse dimensioni. Allo stesso tempo ho fatto riferimento al pensiero filosofico di Rudolf Steiner. Le sue teorie mirano a condurre gli uomini sul cammino della spiritualità, ad innalzarli verso l’alto come un albero che si estende alla ricerca del sole.

 

Perchè questo titolo Now («adesso») ?
Parto dal principio secondo cui la danza nasce e muore nello stesso momento. Si inserisce dunque sempre nel presente. Abbiamo la possibilità di cambiare il mondo, adesso. Spesso diciamo: «Lo farò dopo, ci penso», ma poi non abbiamo più il tempo per pensarci! Leonardo Di Caprio ha affermato: «Per il mio lavoro di attore devo fingere. Ma sul momento non posso fingere, devo agire.». Trovo che questa frase sia fantastica. Come una delle mie preferite citazioni del Dalai Lama: «Ci sono solo due giorni per cui non possiamo far nulla: ieri e domani. Oggi è il giorno ideale per amare, credere, fare e vivere.»

 

E in che modo ha trasportato questi concetti sulla scena?
La danza mi permette di trasmettere energia. Per il mio lavoro attingo dal qi gong, dal tai-chi e dalle arti marziali. I gesti sono un mezzo di comunicazione universale. La poesia è la base del mio lavoro, i passi vengono dopo, sono una danzatrice, ma poetessa prima di tutto. Mi piace usare la definizione «poesia visuale» perchè per me tutto parte da una visione. Non annoto mai i passi delle mie coreografie, piuttosto disegno la scena, lo spazio. Inoltre, collaboro con il compositore René Aubry da diversi anni. Amo la sua musica nostalgica. Per quanto riguarda le scene, le tengo piuttosto sobrie. Sono soprattutto le luci che creano lo spazio. Ho voluto usare anche proiezioni di video e fotografie in quanto calano i danzatori in una dimensione mistica.

 

Come si svolge il suo lavoro con i danzatori?
Non immagino mai la coreografia intera, partiamo sempre dall’improvvisazione. Prendo molto dal mio lavoro con loro. Arrivo con delle idee, dei libri e in seguito mettiamo assieme le nostre immaginazioni, i nostri ricordi. Un giorno, ho portato un libro per bambini che racconta dell’amicizia tra un ragazzo e un albero. Sembravano alla scuola materna (ride)! Eravamo seduti in cerchio ed è partita una discussione sulla distruzione del pianeta da parte dell’uomo.

 

 

Breve estratto da una delle prime recensioni su Now:

 

Niente esaurisce l’energia che da quarant’anni anima la grande esploratrice americana della danza contemporanea francese. Nove anni alla direzione del Centre chorégraphique national de Roubaix sono appena terminati e Carolyn Carlson si dedica ad una compagnia indipendente. La vede come “un alveare, uno spazio di creatività e libertà all’interno del quale gesto e pensiero poetico si intrecciano”. In questa sua nuova creazione la accompagnano sette interpreti che ben conoscono il suo originale universo. Piuttosto che in termini di coreografia, Carolyn Carlson preferisce designare la sua arte come una “poesia visiva”. Tutto è connesso, ogni movimento, ogni percezione si lega all’universo. L’artista fa riferimento ad alcuni filosofi. Il pensiero di Gaston Bachelard, che trascende la materialità degli elementi costitutivi del mondo è stata una fonte di ispirazione: “Riportare lo spirito a sé stesso, là dove la visione interiore percepisce lo spazio dove viviamo”. Come perennemente nomade, al momento di lasciare una grande casa coreografica per spostarsi in un’altra, l’artista ci fa pensare al “cerchio eterno interno ed esterno; dell’immensità intima”. Il compositore René Aubry è un altro punto di riferimento, da lunga data collaboratore di Carolyn Carlson.”

Gérard Mayen

 

Now, spunti e ispirazioni:

Questo spazio è un contenitore pieno di avventure creative. Perché quest’opera? È rivolta a quelle case e a quei luoghi indelebili che noi abitiamo, che testimoniano la forte aspirazione dell’umanità alla sicurezza e allo sviluppo di forze misteriose che fondano la realtà tangibile dei nostri valori, profani e sacri. L’acquisizione di consapevolezza delle nostre vite quotidiane. L’immensità minuscola della nostra presenza nell’Universo.

 

Un atto in 7 parti metaforiche
- La casa, dalla cantina alla soffitta
- Cassetti, credenze, armadi che contengono segreti
- Nidi e bozzoli
- Angoli di solitudine e sogni
- Dal particolare all’universale
- L’immensità intima
- Il cerchio eterno, interno ed esterno

 

Una poesia scelta tra i poeti Milosz, Rilke, Baudelaire…attraversa ognuna delle sette parti. Uragani, tempeste e diluvi ossessionano la «poetica dello spazio»; tutti questi eventi rendono la più modesta capanna un rifugio sicuro, ciò che Bachelard descrive per ampliare la nostra comprensione della casa e dell’universo. Del particolare e dell’immensità.

 

Come la danza è per sua essenza senza parole, questa creazione non è altro che la partecipazione ad un flusso continuo che si esprime attraverso il tempo e lo spazio. Una metafora meditativa di un’ora e venti minuti. Carolyn Carlson

 

Questa nuova creazione, per Carolyn Carlson apre il periodo di due anni in residenza al Théâtre National de Chaillot. La sua poesia visiva esalta il senso dello spazio, che costituisce il movimento stesso. Del particolare e dell’immensità.

 

 



NOW

(Testo di Juha Marsalo e Carolyn Carlson)

 

andare dritto… laggiù

da dove mi trovo

dritto verso l’avvenire

verso domani

verso il giorno dopo

bello, luminoso, scintillante

verso l’orizzonte

dove tutte le linee si incrociano

 

UN ISTANTE

 

cogliere il momento… scivola tra le mie dita

ADESSO è qui poi se ne va

proprio prima ero là e proprio prima

tu, non eri là

 

rewind, torniamo ad adesso

sono qui davanti mamma

lei non c’era mai…

e adesso do uno spettacolo a teatro

qualcuno dice che sono le 4

siamo in ritardo… allora

mi sono sentito solo

ciao Papà, come va?

perché non rispondi quando ti chiamo?

non l’ho mai capito…

 

Ah, la vita era bella, luminosa, scintillante

di quel periodo non mi ricordo più…

il tempo della sieda vuota

 

CASA

 

è così che costruisco una casa, con dei muri spessi

sarà una casa grande, per la mia famiglia

perché la mia famiglia, è la cosa più importante della mia vita

una casa in cui tutti si sentiranno bene, al riparo

felici, tranquilli ; saremo all’unisono

ci vorremo bene, non litigheremo…

sorridete, sorridete… ma sorridete quindi !

 

il tempo passa

non so dove vado,

ma avanzo…

 

FORESTA

 

il tempo stringe

 

innaffia l’albero

innaffia tutta la foresta

qui, adesso…

una nave, una casa, muri spessi

e nel tuo paese, ci sono gli alberi?

e gli animali? selvaggi?

e gli uccelli?      

non lo sai?

con il tempo che passa, tutto può succedere

porte che sbattono, alberi che cadono

 

INTIMITÀ IMMENSITÀ

 

la distanza tra due stelle

è lo spazio tra te e il tuo vicino

la distanza tra te e me

è il tempo prima e dopo di un bacio

 

pensate forse che sia la fine

ma non è che l’inizio

ripetiamo tutti i giorni le stesse cose

ancora e ancora, senza fine

 

vorremmo tutti ritornare … a casa

è là

 

la distanza diventa così piccola

che in realtà non esiste

la casa è qui…ADESSO

 



NOTE

 

BIOGRAFIE

Carolyn Carlson Nata in California, si definisce innanzitutto una nomade. Dalla baia di San Francisco all’Università dello Utah, dalla compagnia di Alwin Nikolais di New York a quella di Anne Béranger in Francia, dall’Opéra di Parigi al Teatrodanza de La Fenice di Venezia, dal Théâtre de la Ville a Helsinki, dal Ballet Cullberg alla Cartoucherie di Parigi, da la Biennale di Venezia a Roubaix, Carolyn Carlson è una viaggiatrice instancabile, in continua ricerca, sviluppo e condivisione del suo universo poetico. Ereditaria della composizione coreografica e della pedagogia di Alwin Nikolais, è arrivata in Francia nel 1971. L’anno successivo con Rituel pour un rêve mort ha firmato il manifesto poetico del suo stile, che non ha mai abbandonato: una danza decisamente votata alla filosofia e alla spiritualità. Al termine “coreografia” Carolyn Carlson preferisce “poesia visiva” per definire il suo lavoro. La creazione delle sue opere è una testimonianza del suo pensiero poetico e della sua forma d’arte in cui il movimento ricopre un posto privilegiato. Da quattro decenni vanta un’ influenza e un successo considerevoli in diversi Paesi europei. Ha ricoperto un ruolo fondamentale nella nascita della danza contemporanea in Francia e in Italia con il GRTOP all’Opéra di Parigi e al Teatrodanza de La Fenice di Venezia. Ha creato più di 100 coreografie, di cui molte fanno parte delle pagine più importanti della storia della danza, da Density 21,5 a The Year of the horse, da Blue Lady a Steppe, da Maa a Signes, da Writings on water a Inanna. Nel 2006 la sua carriera è stata coronata da un Leone d’Oro, non era mai accaduto prima che alla Biennale di Venezia un coreografo ne fosse insignito. Carolyn è anche Commendatore delle Arti e delle Lettere ed Ufficiale della Legion d’onore (Francia). Dal 2014 è Artista associato del Théâtre National de Chaillot di Parigi, dove la sua compagnia è attualmente in residenza.

 

René Aubry
Nato in Francia nel 1956, ammiratore, tra gli altri, di Leonard Cohen, Philip Glass e Manos Hadjidakis, chitarrista autodidatta, incontra Carolyn Carlson nel 1978, crea numerose musiche per la danza e per diverse creazioni della coreografa negli anni, tra le quali: Blue Lady (1983), Steppe (1990) e Signes (1997). Nel 1998 ha ricevuto un premio Victoire de la Musique. Incide il suo primo disco a Venezia (dove risiede dal 1981 al 1984), seguono altri 20 album tra il 1988 e il 2013. Concertista dal 1999, si esibisce anche con il suo ensemble in tutta Europa e propone un repertorio acustico. Nel 2013 esce il suo ultimo disco «FORGET ME NOT», musica originale del nuovo spettacolo di Philippe Genty. Ha lavorato anche con Pina Bausch in Ten Chi (2004), Vollmond (2006) e Sweet Mambo (2008), e con Wim Wenders nel suo film Pina.

 

Patrice Besombes
Dopo aver lavorato con André Cellier e Didier Gabilly, nei primi anni Ottanta scopre la danza mentre è direttore tecnico della Maison de la Danse di Lione. Segue in tournée le compagnie di Jean-Claude e di Carolyn Carlson e diviene uno dei loro light desginer. Cura le luci di alcuni spettacoli di Catherine Diverrès, Dominique Boivin, Pascale Houbin, Kitsou Dubois e Benjamin Millepied, di Christophe Huysman, Didier Long e delle opere di Gilbert Deflo. Collabora con l’International Dance Festival di Montpellier e con il Vienna Jazz Festival ed entra a far parte della compagnia DCA nel 1993. Dapprima direttore di palcoscenico per Decodex e Petites pièces montées, diventa light designer per Denise, per la Cerimonia del Cinquantesimo Festival Internazionale del Cinema di Cannes, poi per Marguerite, Shazam!, Triton, Iris, Sombreros e Octopus.

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