TEATRO ARCIMBOLDI
La stagione
Musical 

Disney's Beauty and the Beast



 

Per festeggiare i vent’anni di palcoscenico, Disney Theatrical Productions, NETworks e Broadway Entertainment Group presentano il tour internazionale di Disney's Beauty and the Beast.

PROGRAMMA

Show Bees, in collaborazione con David Zard, e il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia annunciano l’arrivo, direttamente da Broadway, del musical Disney’s Beauty and the Beast che andrà in scena per la prima volta in Italia, in lingua originale con sovratitoli in italiano.

 

Disney's Beauty and the Beast in numeri:

30 attori e ballerini

11 musicisti

580 costumi

80 parrucche

... e tanti numeri di magia ed illusioni

 

Disney's Beauty and the Beast in breve

Il musical Beauty and the Beast è basato sull'omonimo film d’animazione del 1991 vincitore di un Oscar ed è firmato da un cast creativo stellare: le musiche originali sono di Alan Menken (La Sirenetta, Aladin, Rapunzel), i testi sono di Howard Ashman (La Sirenetta, Aladin), con brani aggiuntivi composti da Menken e testi scritti da Tim Rice (Il Re Leone, Jesus Christ Superstar) mentre il libretto è opera di  Linda Woolverton (sceneggiatrice de Il Re Leone, Alice In Wonderland e il recente Maleficent).

Beauty and the Beast è un magnifico spettacolo per famiglie, un musical tra i più longevi della storia: debutta nel 1994,  resta in scena a Broadway per ben 13 anni ai quali seguono altri 7 anni di produzioni allestite da 22 Paesi per un totale di 35 milioni di spettatori nel mondo e 28.000 repliche.  Si tratta di un successo planetario, di un fenomeno che in 20 anni non ha mai accennato ad appannarsi, continuando a emozionare, avvincere e divertire chiunque, in ogni parte del mondo, a prescindere dall’età, dalla lingua e dalla cultura di chi si reca in teatro a vederlo.

E così la Beauty and the Beast festeggia i 20 anni di successo con un lungo tour internazionale che farà tappa al Teatro degli Arcimboldi a partire dal 10 dicembre 2014. Per il tour dei vent’anni è stato riunito il cast creativo del 1994 con a capo il regista Rob Roth che, a proposito del personaggio di Belle tiene soprattutto a sottolineare la sua natura di adolescente capace di scelte coerenti e anticonvenzionali, una creatura intellettualmente libera e coraggiosa.

Belle sarà interpretata dalla 28enne californiana Hilary Maiberger.

Il baritono Darick Pead vestirà i pesanti panni della Bestia, irriconoscibile per gran parte dello spettacolo. Pead incanterà Belle e il pubblico benché il costume, il trucco e la maschera ne stravolgano le fattezze conferendogli un aspetto realmente ferino ed inquietante in sottile contrasto quella certa delicatezza che trasparirà dal suo canto.

Il successo di Beauty and the Beast nasce dalla perfetta alchimia delle musiche  con la magia melodia delle parole e delle coreografie di Matt West, ma di sicuro i costumi dello spettacolo giocanoda sempre  un ruolo di grande importanza nell’economia dell’intero spettacolo: impossibile non restare ammaliati dalla fantasia e perfezione dei 580 costumi in scena della costumista Ann Hould Ward .

 

Beauty and the Beast: la trama


Atto I

In una notte gelida, una vecchia donna giunge in un castello splendente governato da un giovane principe. La donna chiede al principe un riparo dal freddo ed in cambio gli offre una rosa, ma lui egoista e scortese la respinge disgustato dal suo aspetto. La vecchia lo avverte di non lasciarsi ingannare dalla apparenze, perché la vera bellezza si trova nel cuore, ma viene respinta ancora. Vedendo che non c'è amore nel suo cuore, la donna, trasformatasi in una bellissima fata, muta il principe in un'orrenda bestia e la sua servitù in oggetti. La rosa offerta dalla fata è in realtà magica: prima che l'ultimo petalo cada la Bestia deve riuscire ad innamorarsi e a fare innamorare di sé una fanciulla, altrimenti perderà la possibilità di ritornare umano. ("Prologo")

Una giovane fanciulla di nome Belle abita con il padre in un piccolo paesino. Adora leggere e spesso va in città per recarsi in biblioteca. La mattina,mentre passeggia esprimendo il suo desiderio di vivere in libertà come nei suoi libri, Belle è osservata dalla gente, che nonostante riconosca la sua indiscutibile bellezza, ritiene bizzarri molti suoi comportamenti. (Belle). La ragazza attira inoltre le simpatie di Gaston, il cacciatore del paese bello e sciocco, intrigato dal suo bell'aspetto piuttosto che dall'indole della giovane.

Belle, preoccupata dal mormorare della gente, ne parla al padre Maurice, un eccentrico inventore, che le assicura di non essere strana e promette di rimanerle sempre a fianco. (“Da' retta a me”). I due insieme ultimano un'invenzione di Maurice, che parte poco dopo per la fiera con al collo una sciarpa portafortuna donatagli dalla figlia. (“Da' retta a me (Ripresa)”).

Nel bosco Maurice si perde e viene attaccato da un branco di lupi, ma riesce fortunatamente a salvarsi entrando in un misterioso castello in cima ad una rupe. La servitù (Lumière, il maître trasformato in candelabro, Din Don, il maggiordomo divenuto un orologio, Babette, una cameriera diventata scopa e Mrs. Bric, la tata ormai trasformata in teiera) lo accoglie, ma il padrone del castello, un'orrenda Bestia, lo rinchiude invece nelle segrete.

Intanto in città Gaston propone a Belle di sposarlo, ma lei cortesemente lo respinge. (“Me”). Alludendo all'arroganza di Gaston, Belle canta ancora una volta il suo bisogno di evasione da quella realtà provinciale. (“Belle (Ripresa)”). Il braccio destro di Gaston, LeFou, ritorna dal bosco con addosso una sciarpa familiare. Belle, riconoscendola, comprende che suo padre è in pericolo e fugge nei boschi a cercarlo. Arriva infine al castello, dove trova il padre imprigionato. Decide allora di fare un patto con la Bestia e accetta di rimanere al castello al posto del padre. Maurice viene condotto in paese senza poter salutare un'ultima volta la figlia. A Belle viene mostrata la sua stanza e le viene imposto di cenare con la Bestia. La ragazza si rammarica del suo destino ormai lontano da casa (“Casa mia”), ma Mrs. Bric e Madame de la Grande Bouche, un eccentrico guardaroba, tentano di tirarle su il morale. (“Casa mia (Ripresa)”).

In paese, Gaston si lamenta di Belle e mentre Lefoue e gli altri paesani cercano di rallegrarlo (“Gaston”), Maurice li interrompe dicendo che la figlia è stata imprigionata da una Bestia orrenda. Tutti lo deridono, ma poi Gaston escogita un piano. (“Gaston (Ripresa)”). Al castello, la Bestia comincia ad essere impaziente non vedendo arrivare Belle per la cena. Din Don informa il padrone del rifiuto dell'invito da parte della ragazza e dopo una lite fra Belle e la Bestia, questi ordina alla fanciulla di rimanere digiuna finché non acconsentirà a mangiare con lui. Nella sua ala del castello, la Bestia si rammarica della sua triste condanna, destinata a continuare. (“Quanto durerà?”). Successivamente, Belle, affamata, si introduce in cucina e tutta la servitù, infrangendo gli ordini del padrone, le prepara una sontuosa cena, intrattenendo la ragazza con un numero di cabaret a cui partecipano tutti gli oggetti incantati diretti da Lumiere. (“Qui da noi”).

Dopo cena, Bella comincia a visitare il castello accompagnata da Din Don e da Lumiere, ma la sua grande curiosità la spinge ad accedere all'Ala Ovest, in cui le era stato proibito dalla Bestia di entrare. Meravigliata da una misteriosa rosa a racchiusa dentro una campana di vetro, Belle non fa in tempo a toccarla perché viene cacciata via dalla Bestia che le strappa anche parte del vestito. La ragazza spaventata fugge via dal castello, mentre la Bestia vergognatasi del gesto appena compiuto, medita di non sapere più amare. (“Se non so amarla”).

Atto II

Nei boschi Belle viene attaccata dai lupi, ma la Bestia (che si era resa conto di quello che aveva fatto) accorre in suo aiuto, rimanendo ferita nella lotta. Belle, piuttosto che fuggire a casa, decide di aiutare la Bestia a tornare al castello. Lì le pulisce le ferite e la Bestia ringrazia la giovane del suo buon cuore, sperando che nasca tra di loro un'amicizia. Come segno di ringraziamento regala a Belle la sua immensa libreria che entusiasma la ragazza. Belle nota un cambiamento nei modi della Bestia e tutti i servitori si chiedono se stia sbocciando qualcosa fra i due. (“Qualcosa nell'aria”). La loro speranza è di poter tornare di nuovo umani (“Di nuovo umani”) e viene alimentata quando Belle chiede alla Bestia di cenare con lei.

Intanto nel villaggio Gaston si incontra con Monsieur D’Arque, proprietario del manicomio del paese. Insieme escogitano di rinchiudere lì Maurice finché Belle non acconsenta a sposare Gaston (“Maison des Lunes”). Al castello la Bella e la Bestia cenano insieme amabilmente e dopo iniziano a danzare nella sala da ballo. (“La Bella e la Bestia”). La Bestia, ormai innamorata di Belle, chiede alla ragazza se è felice. Lei risponde di si anche se le manca molto il padre. Allora la Bestia le mostra il suo specchio magico che consente di vedere tutto ciò che si vuole. Guardando nello specchio Belle fa una terribile scoperta: suo padre si trova in fin di vita nei boschi. La Bestia concede a Belle di andare via, la libera in modo da aiutare il padre, dopo averle dato un doloroso addio (“Se non posso amarla (Ripresa)”).

Belle trova il padre e lo conduce a casa. Dopo averlo curato, spiega a Maurice come anche lei sia cambiata durante il soggiorno al castello (“Tutto è cambiato in me”). Intanto arriva Gaston deciso a portare in manicomio Maurice. Belle prova a tutto il paese che il padre non è matto mostrando loro tramite lo specchio magico la Bestia. Alla vista della Bestia tutti si spaventano, ma Belle cerca di rassicurarli. Gaston, notando un certo affetto di Belle nei confronti del mostro, riconosce in lui il suo rivale in amore, così insieme al resto della folla si dirige al castello per uccidere la Bestia (“La canzone della folla”).

Al castello gli oggetti incantati cercano di tenere a bada gli intrusi, ma Gaston riesce ad introdursi nella torre dove sta la Bestia. I due iniziano a lottare e Gaston sembra avere la meglio dato lo sconforto della Bestia. Quando Belle arriva, la Bestia rincuorata comincia a combattere, ma alla fine decide di risparmiare la vita a Gaston. Mentre la Bella e la Bestia si riuniscono, Gaston pugnala alle spalle il mostro, ma nel fare ciò perde l'equilibrio e precipita dalla torre morendo.

Sul balcone, Belle cerca di rassicurare la Bestia, dicendole che vivrà. La prega di non morire, perché è con lei che si sente a casa (“Casa mia - Ripresa”), ma alla fine muore; Belle si accascia sul suo corpo e sussurra all'orecchio del mostro il suo amore, poco prima che l'ultimo petalo della rosa cada. Inizia così una trasformazione e la Bestia riacquista le sue fattezze umane. Nonostante inizialmente la ragazza sembri non riconoscere l'uomo che le sta di fronte, nei suoi occhi rivede quelli della Bestia e lo bacia. I due cantano nella sala da ballo del loro miracoloso amore insieme a tutti gli altri abitanti del castello ormai ritornati umani. (“Transformazione/Finale").

 

(tratto da www.wikipedia.org)

 

La bella e la Bestia: le origini della storia e le sue interpretazioni

 

La storia de La bella e la bestia ha circolato per secoli in tutta Europa, sia in forma orale che scritta e, più recentemente, in adattamenti cinematografici. Molti esperti hanno notato delle somiglianze tra questa fiaba e le storie classiche della Grecia antica, come Amore e Psiche, Edipo o L'Asino d'oro di Apuleio.


Giambattista Basile
Una prima versione scritta de La bella e la bestia è stata attribuita a Giovanni Francesco Straparola e apparve nel suo libro di racconti Le piacevole notti, nel 1550. Una antica versione francese descriveva il padre come un re e la bestia come un serpente. Charles Perrault rese popolare la storia nella sua raccolta Contes de ma mere l'oye (I racconti di mamma Oca), nel 1697. Anche altri autori, come Giambattista Basile nel Pentamerone, proposero delle variazioni della stessa storia.

La prima versione scritta che sviluppa il racconto così come lo conosciamo oggi fu pubblicata nel 1740 dalla scrittrice francese Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, ne La jeune américaine, et les contes marins. Era una serie di racconti narrati da una anziana signora durante un lungo viaggio per mare. Villeneuve scriveva fiabe basate sul folclore europeo, per intrattenere amici e conoscenti nei balli e nei salotti.

L'aristocratica francese Jeanne-Marie Leprince de Beaumont (1711 - 1780) era emigrata in Inghilterra nel 1745, dove iniziò a lavorare come insegnante e scrittrice di libri sull'educazione e la morale. Avendo letto la novella di Villeneuve, la abbreviò in larga misura e la pubblicò nel 1756 come parte della collezione Magasin des enfants, ou dialogues entre une sage gouvernante et plusieurs de ses élèves. Prendendo gli elementi chiave della storia originale, Beaumont omise molte scene delle origini o delle famiglie dei protagonisti e modificò la scena della trasformazione della bestia, che nell'originale di Villeneuve avviene dopo la notte di nozze. Avendolo scritto come racconto educativo per i suoi alunni, molti dei dettagli scabrosi o sovversivi dell'originale furono soppressi.


Marie-Catherine d'Aulnoy
La versione di Beaumont, dunque, fu considerata la più caratteristica, al punto tale che, già soltanto un anno dopo, nel 1757, fu tradotta in inglese, con il titolo The Young Misses Magazine, Containing Dialogues between a Governess and Several Young Ladies of Quality, Her Scholars.

La tradizione francese di quell'epoca consisteva nell'elaborare storie quotidiane, con una tendenza a svilupparle su uno sfondo di emozioni umane al posto degli elementi magici. Si eliminava tutto quanto fosse sanguinoso o crudele e si scriveva in forma diretta e concisa, con uno stile sobrio e privo di ornamenti. Gli scrittori francesi di racconti adattarono le loro storie al proprio gusto classico, logico e persino razionale. Perrault inaugurò una tendenza che si allontanava da questa forma tradizionale di narrar storie, e le donne che lo seguirono, Lhéritier, Madame d'Aulnoy, Beaumont, andarono ancora più in là. Il più umile degli uomini, nei loro racconti, era un cavaliere; i pastori erano principi mascherati e la maggior parte dei protagonisti erano sempre re o regine.

Tali influenze nella storia spiegano le differenze esistenti tra la versione prima de La bella e la bestia, attraverso gli scrittori francesi, e le versioni più tradizionali.

Interpretazioni

Innanzitutto, la fiaba simboleggia l'animalità esistente nella condizione umana, poiché in moltissimi miti e racconti popolari si narra di un principe trasformato, attraverso una stregoneria, in un animale selvaggio o in un mostro, che viene liberato dall'incantesimo dal bacio e dall'amore di una fanciulla.

La bella e la bestia può essere interpretata come il raggiungimento della maggiore età e la conquista della sessualità di una bambina. Considerando l'amore del padre, che l'adorava al di sopra delle altre sorelle, come un amore puro, la piccola percepisce la sessualità come qualcosa di perverso: ogni uomo che provi un desiderio sessuale nei suoi confronti è una bestia. Solo dal momento in cui Bella riesce ad assimilare le relazioni sessuali come umane e adulte, può raggiungere la felicità.[9] Tuttavia, una variante di questa interpretazione vorrebbe che il sentimento della bestia fosse primitivo e brutale, ma l'amore della donna lo trasforma in qualcosa di umano e misurato, che nel racconto sarebbe simboleggiato dalla trasformazione fisica della bestia in principe.

La fiaba è stata anche interpretata come critica dei matrimoni di convenienza. Le prime versioni, infatti, furono scritte da persone di classe sociale alta dell'ancien régime francese, dove tali unioni erano abituali. Nella narrazione di questa fiaba si osserva, come metafora, il matrimonio di una fanciulla molto giovane con un uomo molto più grande di lei, senza il suo consenso. La fiaba critica queste pratiche, ma allo stesso tempo rivendica che, se le donne cercano nell'interiorità dei loro anziani mariti, possono trovare l'essere buono che si nasconde dietro l'apparenza della bestia. O che esse stesse possano rendere possibile la trasformazione mediante il loro amore.

La storia de La bella e la bestia appare in molte altre culture in varie forme. Aarne-Thompson conta 179 racconti di diversi paesi con un tema simile. Generalmente ci sono tre sorelle; la più giovane, Bella, è pura e buona, mentre le altre due mostrano alcuni dei peggiori tratti umani: avarizia, invidia, superbia. Bella non ha alcun nome, è semplicemente la più giovane delle sorelle e le viene dato il soprannome di Bella per la sua avvenenza e perché è la preferita di suo padre. Si noti anche che non compare mai la figura materna, ovviando così ai conflitti generati dal fattore logico che una tale figura si rifiuterebbe di far vivere la figlia con un mostro. Allo stesso tempo, si fa sì che la relazione con il padre, normalmente ricco, sia molto più stretta e renda possibile lo sviluppo della narrazione. Benché la bestia, nelle varie versioni, abbia diverse forme (serpente, lupo e persino maiale), le caratteristiche fondamentali sono sempre le stesse: è ricco e potente, ma mai bello o attraente. A un certo punto, Bella si separa dalla bestia, che così si ammala terribilmente, per una qualche ragione (amore, tradimento, disegni magici della sua maledizione), e giace moribonda. I rimorsi di coscienza di Bella, siano essi una semplice lacrima o un viaggio in capo al mondo per poi tornare con il suo amato, salvano la bestia, che si trasforma in un bellissimo principe. La bellezza implicita della bestia risorge quando Bella diviene capace di scorgerla sotto la sgradevole apparenza esteriore.

Il racconto può anche essere letto dal punto di vista psicologico. Gli uomini sono passivi, le anziane poco o per nulla comprensive, Bella, la più giovane, sempre pura e virginale, e il suo maggior desiderio è una rosa. Secondo i Greci e i Romani, la rosa era il simbolo del piacere, associato al lusso e alla stravaganza. Rappresentava il fiore dell'amore e del romanticismo. L'amore di Bella per suo padre è rappresentato dalla sua richiesta di una rosa in dono. La malattia del padre può essere interpretata in senso letterale o in senso figurato, giacché l'amore di Bella, a questo punto della storia, non è più rivolto al genitore, ma alla bestia.



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